di Erin Biehl

Cosa possiamo imparare dall’epidemia del Coronavirus per il sistema del food

In poco tempo l’epidemia di Coronavirus si è diffusa in 37 diversi Paesi. Seguendo le notizie riguardanti gli effetti dell’epidemia sulla filiera alimentare in Cina ci si rende conto di quanto i sistemi alimentari siano una componente critica nella pianificazione del rischio in caso di disastri, e della resilienza richiesta loro in eventi di questo tipo.

Per essere resiliente, un sistema alimentare deve essere in grado di assorbire, rispondere e tenersi al riparo da shock e stress.
I prezzi dei generi alimentari sono stati fortemente compromessi dall’inflazione provocata già a gennaio dalla corsa alle provviste e dall’interruzione a tratti della filiera distributiva. Tra i fattori di resilienza sicuramente c’è la disponibilità di negozi di prossimità, che in caso di quarantena sono più facilmente raggiungibili (e gestibili) rispetto ad un centro commerciale.
Ma il sistema alimentare della Cina ha dimostrato un’altra qualità fondamentale: la capacità di adattarsi alle mutate esigenze della popolazione attraverso servizi di consegna a prova di virus. Per le attività ristorative tradizionali, invece, la capacità di adattamento è stata minore e molti di essi hanno dovuto chiudere, almeno temporaneamente.
È molto interessante notare che Shouguang, il principale centro agricolo della provincia di Shandong, sia ubicato a centinaia di chilometri da Wuhan, assicurando così all’intero territorio la continuità sia produttiva che distributiva; ciò nonostante, la chiusura di numerosi mercati e le restrizioni ai trasporti hanno ridotto le opportunità sia di vendita che di approvvigionamento per i produttori (si pensi, ad esempio, ai mangimi), provocando alla fine una riduzione degli alimenti disponibili per il consumatore.

Una contrazione analoga l’ha subita la logistica.
La risposta del Governo cinese è stata quella di impedire la chiusura degli stabilimenti di produzione alimentare (per esempio, gli allevamenti) e di garantire la massima libertà di circolazione per i mezzi della logistica mediante deroghe alle forte restrizioni imposte al resto della popolazione; gli sforzi si sono concentrati nei centri produttivi meno colpiti dal Coronavirus, in modo da supplire almeno in parte alla forte riduzione della capacità produttiva delle aree praticamente ferme. Un’altra misura è stata quella di calmierare i prezzi di numerosi prodotti.
Se c’è una cosa che abbiamo imparato, è che le componenti del mercato del food e le epidemia interagiscono fra di loro creando dei circoli di feedback.
Le decisioni prese nei giorni successivi ad una crisi epidemica possono un impatto a lungo termine, queste conseguenze possono avere a loro volta altri tipi di impatto e così via.
La conclusione che se ne può trarre è che i piani che un governo, il mercato, una comunità o i singoli cittadini mettono in atto per prepararsi e rispondere a tali eventi dovrebbero considerarne coscientemente i potenziali impatti sul sistema alimentare.