Cibi a domicilio, la sfida se si eliminerà il divieto dopo il 13 aprile

Francesco Panzetti
Gennaro Di Biase su Il Mattino

Lo stop alle attività ristorative in Campania si confronta con le sfide della riapertura prevista per il 13 aprile, tra i limiti strutturali del delivery, le opportunità ed un dialogo difficile fra associazioni di categoria e Regione.

La situazione della ristorazione in Campania si fa ogni giorno più difficile e il dibattito è teso: la Regione, tra le ragioni del divieto di consegna a domicilio (che altrove, come in Lombardia, è stato consentito), indica la mancanza di disciplina di questo settore, a cui le associazioni di categoria hanno risposto manifestando la volontà di affidarsi esclusivamente ai grandi player del settore (Deliveroo, Uber Eats, Just Eat, Glovo etc.), in grado di assicurare i necessari standard di sicurezza sanitaria.

Nel frattempo, sono già centinaia le attività associate alla FIPE che hanno risposto all’appello lanciato dall’associazione che le rappresenta — da Sorbillo a Michele, i premiatissimi 50 Kalò e Pepe in Grani, la pasticceria Poppella —, ma chiedono l’apertura di un tavolo di dialogo con la Regione per fare un passo in avanti pure di garantire la riapertura per il 13 aprile, data di scadenza dell’ordinanza in vigore dal 28 marzo.

Il pizzaiolo Giuseppe Vesi però sottolinea due circostanze sulle quali sarebbe opportuno riflettere: la prima è che le pizzerie si sono fermate solo (e per ironia della sorte) a Napoli, e la seconda, che spiega in un certo senso la prima, è che il livello del delivery praticato a Napoli è evidentemente troppo rudimentale ed improvvisato, fatto di guaglioni che si muovono su mezzi improvvisati.